| L'errore fatale |
| (Un tal Milan Kundera ha scritto un libro “Lo scherzo”, io l'ho letto, ma lo spunto di questo raccontino è dal gioco di parole che, chi leggerà, saprà!) |
Talvolta un piccolo errore, o uno scherzo hanno conseguenze non immaginabili. Questa storia vuole raccontare di quanto capitò ad un ottimo cittadino per una sua strana e-mail.
Giuliano, era un uomo di mezz'età, gioviale e con una certa cultura, pur non essendo laureato avrebbe potuto tener banco con più di un professore di materie umanistiche. Per le materie come la fisica, o la matematica o la medicina, beh aveva certe infarinature, però non poteva dimostrare le teorie di Einstein, ma poteva ben parlare del grandissimo fisico. Aveva molti amici e, insieme a sua moglie, anch'essa con una buona cultura, erano sempre circondati di amici di ogni condizione sociale ed intellettuale, essendo capacissimi di confrontarsi con tutti, ed allo stesso tempo facendo sentire tutti a proprio agio.
Naturalmente Giuliano aveva l'hobby del personal computer, ci faceva di tutto, scriveva, teneva conti e tutto quello che poteva immettere e ritirar fuori da quel disco rigido ogni volta che lo voleva. E, ovviamente, era un buon navigatore in Internet.
Aveva un buon indirizzario di suoi amici che utilizzavano il servizio di e-mail per comodità e per velocità di comunicare con tanti destinatari in un batter di ciglia, o più adatto, un clic di mouse.
Quell'inizio di primavera Giuliano e la moglie Nadia, decisero di fare una gita con tanto di barbecue, e annessi e connessi. Perciò bisognava sentire alcuni amici perché si sa bene che in più si è, più ci si può divertire: ora avevano due possibilità sentire gli amici al telefono, ciascuno per conto suo, e appuntarsi le adesioni, oppure modernamente inviare una bella e-mail, con tanto di netiquette, cioè facendo in modo che ogni destinatario non potesse conoscere gli indirizzi degli altri, cosa molto semplice utilizzando quella parte che è contraddistinta dalle lettere “CCN” è che è senza dubbio quella da utilizzare inviando a più persone un messaggio.
Si mise alla tastiera, dopo aver aperto il suo bel programmino di posta elettronica, inserì i destinatari, come detto nella riga destinata ai CCN e poi si mise a pensare a cosa scrivere. Digitò una lettera dopo l'altra e compose, come fosse stato un genio della musica al pianoforte, quella che gli sembrò essere una più che ottima e-mail.
“A tutti i destinatari segreti. La nostra piccola cellula ha deciso di agire. L'appuntamento è alla nota località (pressi Manziana), dove ci ritroveremo pronti alla bisogna. Noi porteremo il necessario. Ma, attenzione, chi porterà la bomba? Prego dare al più presto disponibilità, onde provvedere alle necessarie munizioni. Basterà per il porco? Pensiamo di sì. Hasta la victoria, ecc. ecc.”
Attese la sera, dopo le diciannove, quando la sua connessione internet costava meno ed inviò la sua e-mail. L'aveva riletta e non aveva trovato nessun errore.
Per che cosa pensate che gli editori paghino fior(?) di quattrini in editing e in correzione di bozze? Naturalmente perché, nei loro costosissimi libri, non vi siano errori! Eppure, nonostante ogni cura, in edizioni economiche (si fa per dire...) o di lusso, qualche errore ci scappa sempre. La cosa più difficile è trovare i propri errori; un autore di qualsivoglia scritto non riesce quasi mai ad accorgersi degli errori da lui fatti. Così accadde anche a Giuliano. Perché, se siete lettori attenti, avrete notato un errore. A parte il linguaggio un po' sibillino, volutamente criptico perché indirizzato a conoscenti e dunque a persone capaci d'interpretarlo. L'errore era sulla parola “bumba”, un modo usato, almeno a Roma, per indicare qualcosa da bere parlando a dei bambini fino ai loro tre, quattro anni d'età, perché più grandicelli gli stessi ti invierebbero in paesi non qui citabili.
Avrete letto che un tal “Echelon” è in grado di leggere le nostre e-mail, di carpire le nostre telefonate ecc.ecc. Questo per la “sicurezza” di ciascuno di noi, salvo il fatto che, evidentemente, i servizi preposti non riuscendo a riconoscere l'importante dal superfluo, o come in altro modo si dice, non distinguendo il grano dal loglio, lasciano che accadano certi avvenimenti, essendo impotenti a prevenirli. Comunque “Echelon” veglia, e credo che, non essendo altro che un sistema automatico, così almeno ho capito che sia, non riesce automaticamente a decifrare le varie emergenze; però ha il potere di segnalare alcune di tali comunicazioni in base a parole “calde” e sicuramente “bomba” è una parola molto, ma molto, calda.
Il caporale, o il sergente o il comunque sia, che ricevette la segnalazione dell'e-mail di Giuliano, digitò la parola Manziana sul suo computer. Era una semplice precauzione, magari un altro operatore, avrebbe scartato come innocua questa e-mail. Fu però allertato quando sul suo schermo apparve la notizia che nelle vicinanze della bella località laziale, c'era una base dell'esercito italiano. Lui, canadese, (si dice che “Echelon” sia in Canada, lo do per scontato, ma è ininfluente anche se fosse in Messico, o alle Hawaii) non poteva sapere che nei dintorni di Manziana c'è un bellissimo bosco, meta di tanti gitanti.
L'operatore di turno preoccupato, non volendo far sfuggire per negligenza l'occasione di sventare un possibile attentato si preoccupò anche del resto del messaggio, si parlava anche di munizioni. Non sapeva l'ignaro che si trattava di salcicce, wurstel, braciole e quant'altro per una grigliata mista. E poi che era il “porco”? Sui giornali leggeva di quel politico italiano che scopriva comunisti da tutti i pizzi, che denunciava di essere sempre più insultato e giù vittimismo. No! Non poteva far finta di niente c'era sicuramente qualcosa di grosso che stava per bollire. Così compilò il suo rapporto e lo inoltrò per via strettamente gerarchica. Avendo sottolineato quello che vi ho descritto ebbe udienza fino ai piani più alti di questo benedetto “Echelon”.
La procedura, o allarme, prevedeva un protocollo strettamente rigido. Furono allertati quanti di dovere, anche in Italia, dove nessuno mise assolutamente in dubbio le risultanze di quel gioiello di “Echelon”. Il problema era solo quello di come agire: si sarebbe potuto intervenire su Giuliano, poi risalire a tutti gli altri destinatari dell'ormai famosissima e-mail. Però così molti avrebbero potuto dimostrare la loro estraneità, in fin dei conti qualsiasi avvocato avrebbe potuto dimostrare ad un giudice, magari pure di Magistratura Democratica, dell'innocuità e della semplice volontà di vedersi per una gita. Per cui si pensò di cominciare a mettere sotto sorveglianza Giuliano e sua moglie, e a preparare un blitz la domenica dell'appuntamento, in loco, a Manziana, dove furono distaccati alcuni reparti dell'esercito e con la messa in allarme arancione (sarà così anche da noi oltre che negli USA?) la caserma dell'esercito individuata da quel bel tipo dell'operatore canadese.
Non vi furono indizi di colpevolezza nei controlli effettuati, il che confermò la gravità della cosa, infatti questi formavano sicuramente una cellula di non si sapeva bene cosa, ma una cellula ben addestrata e capacissima di agire nel più naturale dei modi mantenendo il massimo segreto sui veri obiettivi che si volevano perseguire. Comunque questa volta, nonostante le loro precauzioni, sarebbero tutti caduti nella più classica delle trappole; nessuno sarebbe sfuggito alla giusta punizione, a monito di quanti altri avessero avuto intenzione di emularli.
Giuliano, Nadia e tutti i loro amici, ignari di quanto stava tragicamente accadendo intorno a loro, continuavano nei preparativi della bella gita, già pregustando una giornata di pace e tranquillità. Uno degli amici aveva pensato alla “bomba”, ovvero bumba nel senso che aveva preso cinque fiaschi di Chianti Gallo nero, e per Nadia che preferiva il bianco un bel paio di bottiglie di di Chardonnay (forse non adatto con la grigliata mista, però ciascuno sarà pure libero di bere ciò che preferisce!). Un altro amico aveva pensato ai contorni, infatti la moglie aveva cotto un paio di tielloni di patate novelle, e per qualcuno fissato per la dieta anche una cofana di insalata mista, condita con aceto balsamico di Modena, quello bello denso, da usare a goccia a goccia. Un altro amico aveva pensato alla frutta e al dolce. Il dolce doveva essere rustico, niente di meglio di tre crostate con due dita di marmellata. Un barattolo di cioccolata spalmabile era un rinforzo se mai ce ne fosse stato bisogno!
Arrivò il grande giorno, ciascuno partì per proprio conto, ci si sarebbe riuniti proprio alla meta designata. Nel traffico domenicale, nessuno di loro si accorse di strani movimenti o meglio di alcune autovetture che seguivano neanche troppo discretamente le loro. Tutti gitanti, il bosco è grande, il mondo ancor di più, molti poi vanno nei ristoranti, negli agriturismi, da parenti oppure hanno la seconda, o terza casa. Arrivarono quasi tutti nel giro di una mezz'oretta, il tempo di scendere dalle autovetture, di scambiarsi baci ed abbracci, fare un paio di frizzi, un paio di lazzi del solito Giuliano che scoppiò un finimondo!
Furono circondati all'improvviso, sembrò che tutti questi diavoli uscissero direttamente dalla terra, una sorta di “Little Big Horn”, che fossero stati Sioux? Ma no! Erano tanti agenti, tanti militari antisommossa, carabinieri preparati per contrastare attentatori e sobillatori. Furono tutti ammanettati, poi si cominciò a cercare la famosa “bomba” ma, usciva fuori di tutto da quelle autovetture, da quelle sporte, da quei cestini e niente che fosse atto ad offendere alcunché, né nessuna persona.
Ripresisi dallo choc, i nostri malcapitati amici, cominciarono a chiedere spiegazioni, a cercare di capire che caspita era successo, perché mai fossero stati ammanettati come delinquenti, che cosa cercassero mai tra le loro vivande quegli scatenati. A poco a poco iniziarono a capire, sia i poveri malcapitati che gli altri che c'era stato un equivoco.
Così gli agenti, i carabinieri, i militari dovettero scusarsi e rilasciare tutti i nostri amici. Poi, con la coda fra le gambe e pensando al rapporto che avrebbero dovuto scrivere se ne andarono, in fondo vittime anche loro della stupidità umana.
Roma, 15 febbraio 2005
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