| Saluti |
Saluti era molto orgoglioso di sé. Sì! perché, in fondo, era lui che, proprio in fondo, chiudeva quasi tutte le lettere prima della firma dello scrivente.
E poi a lui piaceva moltissimo essere appaiato a Cari, o a Cordiali e andava bene anche quando Carissimi veniva scritto dopo di lui, perché per Carissimi era ben disposto a passare a penultimo. Va detto che per Saluti l'ultimo per lui era meglio che essere primo, era l'ultima parola per eccellenza e sappiamo bene quanti vorrebbero avere sempre l'ultima parola!
Altri abbinamenti erano a Saluti ben graditi, per esempio Affettuosi andava benissimo. Poi anche con Baci era in piena assonanza e pure per Baci era disponibile a passare in second'ordine.
Saluti per suo carattere era sempre amichevole, aperto al dialogo, sicuro di far felici coloro che lo leggevano, certo che anche chi lo aveva generato, sì, insomma, scritto era felice di usarlo. La vita di Saluti era la più godibile tra le varie vite di ciascuna parola. Come abbiamo visto ne aveva ben ragione. Quante parole, o addirittura, parolacce sono di per sé infelici illustrando stati d'animo di disagio quando non ulteriormente peggiori?
Ma, come per ciascuno di noi, il destino è sempre in agguato. Quando ritieni di essere al colmo della felicità ecco che qualcosa ti capita fra capo e collo per amareggiarti. Così capitò anche a Saluti.
Fu quando un illetterato, bravo ragioniere, ma scarso parlatore, pensò di buttar giù un manualetto di lettere "commerciali", con una "filosofia" (il ragioniere non sapeva neanche cosa fosse) tale per cui poco importavano le frasi di convenevoli, quanto fosse invece importante il contenuto vile ma apportatore di guadagni d'ambo le parti.
Pazienza per "Spettabile", parola pur ricompresa nel vocabolario e con il significato proprio dato anche dallo sprovveduto ragioniere, pazienza dicevamo, anzi abbiamo detto, perché parola tanto lontana da Saluti che questi neanche se ne accorgeva se c'era o meno. Ma quella che proprio non gli andò, né allora né mai più, giù fu quell'aggettivo "Distinti" che veniva messo proprio lì, davanti a lui, proditoriamente scalzando aggettivi più graditi.
Amareggiato Saluti si rivolse ad un grande esperto della lingua, Cesari Marchi, che molto gentilmente gli rispose così
:
"...distinti saluti solleva perplessità. Esistono forse due tipi di saluti, quelli facili da confondere , e quelli che si distinguono a prima vista?(...) Se proprio si desidera rafforzare saluti, il mittente premetterà affettuosi o fervidi o cordiali. Cordiali deriva dal latino cor, cuore. E un saluto fatto col cuore, dice tutto."*
Saluti non stava più nella pelle, le formule migliori lo facevano ULTIMO, solo e per sempre. Anche gli aggettivi che, in ogni caso, gli piacevano dovevano essere a lui premessi, o neanche adoperati! Era il massimo.
Peccato, però, che tra tanti che scrivono, pochi leggono e meno ancora sono coloro che leggono manualetti di linguistica, o meno sofisticate grammatiche. Ecco perché Saluti è talvolta felice, con scrittori non scrivani, e talvolta si sente "distinto" dal fratellino ben usato, quando chi scrive vuole per forza distinguerlo.
Certamente è perché uno scrivano non manda i saluti direttamente dal suo cuore!
* Cesare Marchi: Impariamo l'italiano, Rizzoli 1984
Roma, 15 agosto 2005
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