Mi chiamo
C. F. e sono del 1944, anno
di guerra e di occupazione nazista, in marzo l'eccidio delle Fosse Ardeatine
in giugno la liberazione di Roma, io nacqui in mezzo il 18 aprile. Scrivo praticamente
da sempre, la mia prima poesia, ingenua data l'etą la scrissi nel 1959. Ho continuato
per tutti gli anni dell'adolescenza fino a quando son diventato adulto a scrivere
poesie. Nel 1975 in seguito a letture di sonetti di un autore contemporaneo,
che conoscevo, ho voluto cimentarmi nel dialettale. In fin dei conti ero un
cultore di Giuseppe Gioacchino Belli fin dagli anni adolescenziali. Allora mi
serviva per "épater le bourgeois" che è l'atteggiamento
tipico dell'artista, anche se io non lo sono mai stato.
Iniziai così a scrivere sonetti romani, ( a me non piace dire romanesco,
è un dispregiativo, romaneschi sono i carciofi, quelli molto buoni, i
broccoli, quelli che altrove chiamano, appunto, romani) perciò per me
il dialetto è romano, così come c'è quello milanese, e
non milanesco, quello napoletano e non napoletanesco. Ci presi gusto e ne ho
scritti molti, come potrete vedere, se vorrete.
Non mi sento un uomo del secolo scorso, anche se, anagraficamente lo sono. Ho
ancora birra nelle vene... e fin che mi sarà possibile continuerò
a scrivere e non solo poesie. E, naturalmente, a bere birra!
Ho sempre privilegiato la satira, sarei potuto essere un polemista, se avessi
fatto il giornalista, avrei scritto quei corsivi talvolta caustici e che mi
piacciono, fin dai tempi in cui leggevo, sul vecchio "Paese Sera",
il grande Benelux (e poi ho saputo che era niente meno che Gianni Rodari!) Così
ho iniziato a scrivere anche racconti, poi anche qualcosina di teatro... va
beh, ormai ho detto quasi tutto... il resto sul curriculum. Se volete, potete
vedermi in foto. Per quanto riguarda il dialetto, vedetevi cosa scriveva di
me il Rugantino dell'aprile 1944: era destino che fossi romanista (anche nel
senso di giallorosso)!
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QUI "Il Rugantino" del 1944
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QUI gli autoritratti